04/09/2013

Fratelli d'Italia

bandiera-svizzera-italia-free.png

La mia storia è quella dei immigranti italiani che sono venuti a migliaia nella Svizzera del dopo guerra. Se potete leggere questo brano, questa storia è forse anche un po’ la vostra. In questo caso è a voi che mi rivolgo.

Gli italiani sono giunti in Svizzera per lavorare in un’epoca nella quale c’era bisogno di loro per fare funzionare l’economia. Non sono stati scelti. Non sono stati voluti. C’era solo bisogno di loro. Sono stati accolti come manodopera, non come cittadini.

Certo negli anni si sono perfettamente integrati e i loro discendenti, i “secondi”, quelli della seconda o terza generazione sono diventati dei cittadini a pieno diritto.

Eppure tutto questo non andava da sé all’inizio. Abbiamo dovuto imparare nuove tradizioni e nuove regole. Abbiamo dovuto lavorare molto, a volte anche sette giorni alla settimana, per guadagnarci da vivere e poter offrire alla nostra famiglia un futuro migliore. Molti di noi hanno dovuto sopportare la prepotenza, gli insulti, i commenti xenofobi e l’umiliazione. Si è dovuto smontare uno a uno tutti gli stereotipi a noi attribuiti: furfanti, ladri, somari, bugiardi, pulciosi, selvaggi.

Io stesso, pure essendo nato qui, gli ho sentiti e subiti semplicemente a causa della mia origine italiana. Immagino comunque che cosa hanno dovuto subire mia madre e i miei nonni.

Oggi gli italiani della Svizzera fanno completamente parte di questo paese e della sua storia. Ma questa integrazione non si è fatta da sé. Non devono dunque dimentichare che anche loro all’inizio sono stati trattati come dei paria, degli indesiderabili, a volte anche come dei parassiti.

Certo che per la prima generazione di stranieri e immigrati, quella che arriva senza punti di riferimento, l’integrazione è difficile. Come è stata per noi. Ma i loro figli andranno di sicuro ad aumentare le fila dei perfetti svizzeri di domani. Come lo abbiamo fatto noi.

Certo che ci sono delle tradizioni e dei valori diversi dai nostri. Come lo è stato per noi quando siamo arrivati. Certo che ci vuole tempo. É stato il caso anche per noi.

L’immigrazione di oggi non è per niente diversa da quella di ieri. Lo sguardo che poniamo su di essa non deve farci dimenticare quelli che siamo e che siamo stati. Oggi siamo italiani e svizzeri a gradi diversi. Ci sono quelli che hanno respinto la loro cultura di origine e quelli che ci rimangono ancora molto attaccati. Oguno fa le sue scelte e non mi permetterei mai di giudicarle.

Ma non voglio che dimentichiamo che siamo stati anche noi un giorno stranieri in questo paese. E sarebbe una bella ipocrisia pensarci migliori degli stranieri di oggi.

A tutti gli italiani che sento dire “era meglio prima” o “noi eravamo più rispettosi” o ancora “ci siamo integrati” vorrei dire che è stato più il tempo che la loro attitudine a fare questo lavoro d’integrazione. E che se il razzismo anti-italiani è oggi quasi sparito, ci sono voluti tanti anni par falro scomparire.

Fratelli d’Italia, non trattate gli altri come, forse, alcuni vi hanno trattato. Ma date prova che la nostra comunità non ha perso la memoria. Voi e i vostri figli siete diventati la Svizzera di oggi. Aiutate i nuovi stranieri a diventare quella di domani.

A quelli che andranno a eleggere il nostro nuovo parlamento cantonale il 6 ottobre, chiedo di non fare l’errore di impiegare discorsi facili e demagogici che ci vogliono far credere che le cose sono così cambiate. Gli stranieri di oggi sono uguali a quelli di ieri. Cercano tutti una vita migliore. Come noi lo abbiamo fatto in passato.

La nostra storia in questo paese vale molto di più che l’odio e il disprezzo.

Chiedo agli Italiani di Ginevra di ricordarsi da dove vengono.

12:05 | Lien permanent | Commentaires (2) | |  Facebook | | | |

Commentaires

Fratello...come hai ragione !

Quello che più mi fà orrore...sono gli Italiani che se la prendono con altri stranieri, dimenticando il loro passato. Siccome adesso hanno il posto...sputano sù i nuovi arrivanti.

Una cosa con cui non concordo, è il fatto che il razzismo anti-italiano non esista più....si dipende dove ! In fatti se vai nel canton Ticino...gli Italiani e sopra tutto i frontalieri Italiani sono trattati di "ratti" che vengono a prendere il formaggio degli Svizzeri... Ma gli Italiani di Ginevra...questo non lo vogliono vedere...visto che anche andando a fare la spesa in Francia e avendo una falsa residenza secondaria in Francia...si mettono con i figli di immigrati Poggia e Stauffer (mamma Salernitana). Questi due ultimi si che mi fanno schifo !

A proposito sai che Fratelli d'Italia è il partito della Russa e di Meloni ?

Écrit par : Annalisa | 04/09/2013

Très bon post. Je ne suis pas venue à Genève comme émigrée pour travailler, mais mis à part cette différence, je m'idenitfie complétement avec votre description des personnes arrivées en Suisse depuis un autre pays.
L'appartenence à deux cultures est, pour moi, un enrichissement. qQoi de plus beau que fêter avec la même allegresse les traditions des deux pays ! Et comme disait le chanteur... si tous les gars du monde, voulaient se donner la main....

Écrit par : Angela Ortelli | 04/09/2013

Les commentaires sont fermés.